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Cellule staminali controllate magneticamente per il trattamento delle fratture

Le nano particelle tanto menzionate nei film d’azione come arma possono, in realtà, essere un potente alleato contro molte malattie tra cui l’osteoporosi. Se poi queste si alleano alle cellule staminali la fantascienza può diventare realtà.

Cos’è una nanoparticella

Non esiste una definizione definitiva ma in prima approssimazione possiamo dire che una nanoparticella è un corpuscolo delle dimensioni inferiori ai 200 nm, dove 1 nm è un miliardesimo di metro. Per avere un riferimento, un globulo rosso, la cellula che tra le altre cose dà il colore al nostro sangue, misura 7.500 nm. Si tratta di aggregati di molecole con particolari proprietà. Una di queste caratteristiche può essere la sensibilità ai campi elettromagnetici. Questa caratteristica, adeguatamente sfruttata, permetterebbe di controllare il movimento di queste nano particelle con dei campi magnetici.

Cos’è una cellula staminale

Una cellula staminale è un particolare tipo di cellula che non si è ancora differenziata. Non ha, cioè, preso le caratteristiche precise come quelle delle cellule dell’osso, della pelle, del cuore e così via ma è potenzialmente in grado di diventare ciascuna di esse. Non ci dilungheremo in questa sede riguardo i diversi tipi di cellule staminali, le loro potenzialità e tutti gli ambiti applicativi. Basti ricordare che una cellula staminale può differenziarsi, trasformandosi in un’altra cellula con precise caratteristiche ma una cellula differenziata, ovvero già con le peculiarità specifiche del tessuto a cui appartiene non può essere convertita in una altro tipo di cellula.

Come agiscono contro le fratture

La terapia attualmente utilizzata per trattare fratture problematiche consiste nell’auto trapianto, cioè trapianto dove donatore e ricevente sono la stessa persona, di “pezzi” di osso sano. Oltre ad essere una terapia invasiva con qualche rischio, essa non è sempre praticabile a causa della mancanza di ossa in salute. Ecco, dunque, che la cellula staminale può essere utile. Essa infatti potrebbe essere portata in prossimità della zona da trattare e spinta a “differenziarsi” assumendo le caratteristiche delle cellule che costituiscono l’osso.

Il gruppo di lavoro di James Henstock del Keele’s Research Institute for Science and Technology in Medicine, ha rivestito le nanoparticelle sensibili ai campi magnetici di alcune proteine specifiche capaci di stimolare la crescita delle cellule. Nella pratica questa particelle minuscole fungeranno da trasportatori guidati dai campi magnetici controllati dai medici.

Conclusioni

Sia le cellule staminali che le nanoparticelle sono ambiti di studio recentissimi con innumerevoli possibilità. Alcune applicazioni sembrano promettenti in vitro, cioè in laboratorio fuori dal corpo umano, ma hanno ancora molti ostacoli da superare prima di essere considerate terapie efficaci e sicure ma la ricerca ferve e promette bene. In questo caso specifico potremmo migliorare sensibilmente la qualità di vita di persone osteoporotiche.

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