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Farmaci anti osteoporosi

Esistono due grandi categorie di farmaci anti osteoporosi: quelli “antiriassorbitivi”, che cioè rallentano il riassorbimento osseo e quelli “anabolici”, che invece aumentano la velocità di formazione dell’osso. Entrambi si basano sul fatto che l’osso è un tessuto attivo, in costante cambiamento, il cui mantenimento è legato ad un equilibrio tra riassorbimento e formazione delle trabecole che lo costituiscono.

Prima di procedere è bene ricordare che l’assunzione di farmaci deve essere prescritta da un medico ed effettuata sotto il suo costante controllo. In nessun caso si deve procedere autonomamente ad un’autoanalisi ed a terapia improvvisate autonomamente e da personale non esperto ed iscritto all’ordine dei medici.

I farmaci antiriassorbitivi

I farmaci antiriassorbitivi sono oggi quelli più numerosi ed utilizzati. Tra questi, vi sono: il gruppo dei bifosfonati, la calcitonina, il denosumab, gli estrogeni e i cosiddetti SERM (modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni). Quando iniziamo ad assumere questi farmaci, la perdita di tessuto osseo rallenta, mentre la formazione di nuovo osso continua alla stessa velocità. Il risultato finale è che la densità ossea dovrebbe aumentare (in realtà spesso si ottiene solo una sua stabilizzazione, più raramente un lieve aumento). Scopo del trattamento con questi farmaci è quindi quello di prevenire la perdita di osso e ridurre il rischio osteoporosi e conseguentemente di fratture.

Farmaci anabolici

Gli unici farmaci anabolici attualmente approvati sono l’ormone Paratiroideo assieme al suo analogo Teriparatide. Quest’ultimo è un polipeptide di sintesi formato dalla porzione biologicamente attiva dell’ormone umano paratiroideo (cioè quella parte della molecola dell’ormone responsabile degli effetti sull’organismo umano). Lo scopo della somministrazione di questo farmaco è favorire la produzione di osso, facendola prevalere sul suo riassorbimento, anche in questo caso riducendo potenzialmente il rischio di frattura.

Farmaci bifosfonati

I bifosfonati sono i farmaci oggi più utilizzati e si sono dimostrati in grado di ridurre il rischio di frattura a livello della colonna vertebrale. Per alcuni di essi (alendronato, risedronato ed acido zoledronico) studi scientifici hanno dimostrato anche la capacità di ridurre il rischio di fratture del femore e di altre ossa. Sono generalmente utilizzati in donne in età post-menopausale, tuttavia, a differenza di estrogeni e SERM, possono essere usati anche nelle forme di osteoporosi maschile e osteoporosi secondaria a malattie croniche o legata all’uso continuativo di corticosteroidi.

L’assunzione dei bifosfonati è soggetta a delle specifiche modalità. Viene consigliato di assumerli preferibilmente al mattino a stomaco vuoto, meglio se con un bicchiere di acqua oligominerale (in particolare, l’acqua deve essere povera di calcio, perché le acque calcaree riducono l’assorbimento intestinale di questi farmaci). Poiché il calcio interferisce con l’assorbimento dei bifosfonati, anche i supplementi di calcio devono essere assunti in altri momenti della giornata. I bisfosfonati sono anche irritanti per la mucosa della bocca e dell’esofago, per cui devono essere rapidamente deglutiti con un intero bicchiere d’acqua, e dopo l’assunzione non ci si deve sdraiare per evitare un eventuale reflusso nell’esofago. Infine, per facilitare il loro assorbimento, non si devono assumere cibi o altri farmaci per almeno 30 – 60 minuti.

Seguire queste indicazioni permette di migliorare l’assorbimento del farmaco ed evitare i suoi possibili effetti collaterali che, come per tutti i farmaci, possono anche essere gravi.

Gli effetti collaterali più comuni dei bifosfonati sono la nausea, il dolore e gonfiore addominale, stitichezza o diarrea. Talora sono stati riportati dolori muscolo-osteo-articolari. Esiste inoltre un basso rischio di esofagite, ulcere esofagee, gastriche e duodenali, specie se assunti in un modo non corretto. Infine, molto raramente sono stati riportati casi di osteonecrosi della mascella/mandibola in seguito ad interventi odontoiatrici ed estrazioni dentarie.

Bastano i farmaci anti osteoporosi?

Indipendentemente dal tipo di farmaco ci venga prescritto dal medico per la terapia dell’osteoporosi, una dieta ricca di calcio e vitamina D è sempre un fondamentale complemento, necessaria per mantenere in salute le nostre ossa e favorire l’azione del farmaco.

Quali farmaci vengono “passati” dal Sistema Sanitario Nazionale ed a chi?

In Italia la nota 79 è il documento che definisce gli aventi diritto a terapie finanziate dal SSN e quali sono ritenute più efficaci a seconda delle condizioni del soggetto.

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