Esame

Nuove scoperte: predire la densità ossea fin da piccoli

Trovare un indicatore precoce del rischio osteoporosi aiuterebbe ad identificare precocemente le persone a rischio. Un nuovo studio condotto su una popolazione di giovani adulti ha portato alla scoperta di marker utili per la valutazione della densità ossea e la diagnosi precoce dell’osteoporosi.

Cos’è un marker e perché è utile contro l’osteoporosi

Il termine inglese “marker”, può essere tradotto letteralmente con segnale, spia, indicatore, marcatore. In medicina è utilizzato con diverse accezioni, più spesso per indicare alcuni parametri ematochimici che possono far sospettare la presenza di una determinata patologia, condizione clinica o condizione di rischio. Ad esempio un incremento della troponina I nel sangue è un marker di danno delle cellule cardiache, la presenza di anticorpi verso un determinato virus è un marker della pregressa esposizione dell’organismo al virus stesso.
In questo caso, se questi dati verranno confermati dalle ricerche successive, l’aver individuato un “marker” in grado di predire precocemente il rischio di sviluppare una patologia come l’osteoporosi, potrebbe portare ad identificare con maggior certezza e precisione gli individui più a rischio, fornendo loro la possibilità di prevenire lo sviluppo della patologia stessa attraverso modificazioni dello stile di vita (alimentazione, abitudine al fumo, attività fisica) ed eventualmente intervenendo con farmaci, nel caso in cui i precedenti interventi non sortiscano gli effetti desiderati.
Il picco di massa ossea è uno dei più importanti fattori predittivi in grado di indicare le probabilità di sviluppo dell’osteoporosi in età avanzata. Ad oggi, tuttavia, mancano dei metodi o dei markers in grado di prevedere in fase precoce questa patologia.

Lo studio

Un gruppo di ricercatori Svedesi ha condotto uno studio su una popolazione di età giovanile allo scopo di valutare il ruolo di alcuni marker di turnover osseo come possibili segnali di allarme precoci del rischio di sviluppare questa patologia. Questo studio, della durata di cinque anni, è stato condotto su una popolazione di 817 soggetti di sesso maschile e con una età media di 18 anni. I valori di BMD (densità minerale ossea) e BMC (contenuto minerale osseo) sono stati misurati periodicamente utilizzando la tecnica di assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA). I partecipanti allo studio sono stati sottoposti inoltre a pQCT (tomografia computerizzata quantitativa periferica) per misurare la densità ossea volumetrica e corticale dell’osso. Infine, tramite regolari prelievi di sangue, sono stati valutati e tenuti sotto controllo i valori di OC (esame dell’osteocalcina) e di NTX (Telopeptide N-terminale del collagene I), indicatori del metabolismo osseo.

Si può predire la densità ossea?

Tra i partecipanti allo studio, seguiti per cinque anni a partire dall’età di circa 19 anni, quelli che presentavano un valore elevato di osteocalcina hanno mostrato anche un progressivo contemporaneo incremento della densità ossea e del contenuto minerale osseo a livello di tutto il corpo e in particolar modo in corrispondenza della colonna lombare e del radio. A questo livello, i parametri di densità ossea risultavano aumentati sia a livello corticale che trabecolare.
Lo studio ha dimostrato la potenziale utilità dell’osteocalcina come marker utile nella previsione della densità ossea già a partire da un’età giovanile. In particolare, in soggetti caucasici di sesso maschile, l’osteocalcina, misurata all’età di 19 anni, era un predittore positivo indipendente dello sviluppo osseo tra i 19 e i 24 anni, suggerendo che la sua misurazione può essere di grande valore per la valutazione dello stato di salute di questi soggetti.

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